Egidio Giacoia
Egidio Giacoia
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Qui decido io!

“Viviamo in un mondo che è soltanto il nostro o, al limite, quello della nostra bolla.”

-Wired

Pensaci un attimo, oggi due persone sedute sullo stesso identico divano, a pochi centimetri di distanza, possono guardare lo schermo del proprio smartphone e vedere due realtà del tutto differenti. Ognuno ha il suo feed personalizzato, le sue notizie su misura, i suoi post consigliati. Fisicamente sono insieme nella stessa stanza, nella stessa realtà ma mentalmente si trovano in due universi paralleli che non si incontreranno mai. È assurdo, siamo convinti di guardare fuori da una finestra aperta sul mondo, e invece stiamo solo fissando uno specchio che ci rimanda indietro l’eco dei nostri stessi pensieri.

In filosofia c’è una parola bellissima e un po’ misteriosa per descrivere questa condizione: solipsismo. È l’idea che esista solo la nostra mente e che tutto il resto sia una specie di proiezione. Ecco, gli algoritmi hanno creato una sorta di solipsismo digitale: ci convincono che la nostra bolla sia l’unico mondo reale possibile, che non esista nient’altro al di fuori delle nostre idee e dei nostri gusti. Questo specchio ci mostra solo noi stessi e ci isola dagli altri, proprio mentre siamo convinti di essere super connessi.

Quando la tecnologia era una magia…

“Una tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.”

-Arthur C. Clarke

Ti ricordi quando eri piccolo? La tecnologia sembrava una magia vera e propria! Se sei cresciuto in quegli anni, ti ricorderai sicuramente l’emozione pazzesca di accendere un computer per le prime volte o di tenere in mano i primi telefoni cellulari. Ognuno di essi era strano, diverso e super colorato! Internet era una terra selvaggia tutta da esplorare, dove ogni sito web era un esperimento caotico e divertente. C’era meraviglia, mistero e scoperta.

…e come si è spenta

Ora guardati intorno, gli smartphone sono tutti identici! Sono solo dei freddi rettangoli neri di vetro, senza un briciolo di personalità. Proprio in questi giorni sto leggendo un libro bellissimo di Byung-Chul Han, “Le non cose”, che spiega benissimo questo fenomeno: stiamo perdendo il contatto con gli oggetti reali, quelli che si possono toccare e che invecchiano insieme a noi, sostituiti da informazioni digitali che svaniscono in un secondo.

Anche il web è stato colonizzato da pochissime grandi aziende che decidono le regole per tutti. Tutto deve essere fluido, veloce, prevedibile. Questa omologazione ha trasformato strumenti che prima stimolavano la tua fantasia in macchine perfette per una sola cosa: catturare la tua attenzione e tenerti incollato allo schermo, lasciandoti addosso solo un grande senso di vuoto.

Ammazzare il tempo

“Le ore vanno ammazzate. Mentre sei in attesa. […]. Ma devi trascorrere ore imperfette per averne di perfette. Devi ammazzare 10 ore per farne vivere 2. Devi solo stare attento a non ammazzare tutte le ore, tutti gli anni.”

-Charles Bukowski, Il capitano è fuori a pranzo.

Ci hai mai fatto caso? Ogni volta che aspetti l’autobus, sei in fila alla cassa o hai un momento libero, tiri fuori lo smartphone. Ti hanno convinto che la noia o l’attesa siano difetti da correggere subito. Ma Bukowski aveva perfettamente ragione: l’attesa e i momenti imperfetti sono lo spazio in cui nascono i pensieri più belli e le idee creative! Se riempi ogni istante con lo scroll infinito dello schermo, non stai solo passando il tempo, stai sprecando la tua vita.

I social sono i killer del tempo più efficienti al mondo e c’è una spiegazione scientifica. Nel libro “L’era della dopamina”, la psichiatra Anna Lembke spiega che il cervello gestisce il piacere e il dolore come se fossero su una bilancia:

Piacere <—> Dolore

Ogni volta che ricevi una notifica, un mi piace o guardi un video divertente di pochi secondi, la bilancia pende sul lato del piacere. Subito dopo, però, il cervello spinge forte sul lato del dolore per ritrovare l’equilibrio. Ecco perché, dopo ore passate a scorrere lo schermo, ti senti stanco, ansioso e insoddisfatto. È un meccanismo che ti costringe a cercare subito un’altra notifica solo per non sentire quel senso di vuoto.

A un certo punto, l’unica soluzione per salvare la mia salute mentale è stata dire basta.

Come sto cercando di uscirne

Per rompere questo circolo vizioso ho deciso di iniziare un esperimento, un tentativo quotidiano ispirato a un altro libro fantastico: “Minimalismo Digitale” di Cal Newport.

Non voglio rifiutare la tecnologia in blocco, ma sto cercando di usarla con molta più intenzione. Come? La pulizia totale e rientro controllato. Approfondirò questi concetti in altre pagine del diario. Per ora ti basti sapere che sta funzioando e questo sito è il primo, vero risultato di questo esperimento.

Non è un profilo social su cui ho affittato uno spazio gestito da algoritmi altrui. Questo è il mio posto indipendente che ho costruito da solo, che posso modificare e far crescere come piace a me. Qui non ci sono contatori di mi piace, notifiche che vibrano ogni secondo o video veloci per catturare la tua attenzione distratta. Ci sono solo pensieri scritti con calma, d’impulso, a braccio o ragionati. E se vuoi scambiare due parole, nella Home trovi i miei contatti.

Finalmente, qui decido io!